Lionel Messi: il numero dieci dell'Albiceleste saluta la Nazionale con cui ha vinto un Mondiale, due Copa America e un Olimpiade

MESSI, UNA VITA IN NAZIONALE A DUE VOLTI

C’era un tempo in cui Lionel Messi era accostato all‘Argentina in maniera negativa: dal cartellino rosso all’esordio al ritiro post finali perse di Copa America, fino alle accuse di essere più catalano che argentino oltre all’enorme peso di non aver mai vinto una finale di un Mondiale.



A pensarci ora sembra di parlare di due persone diverse: Messi ora per molti argentini, nell’immaginario collettivo, ha addirittura superato Maradona. Qualcosa che vent’anni fa sembra impensabile mentre dieci anni fa addirittura impossibile.

Leo ha vissuto con l’enorme peso del “nuovo Maradona“, una spada di Damocle che paradossalmente ora è lo stesso Lionel, senza voler, a far vivere agli altri: quante volte abbiamo sentito “il nuovo Messi“? Anche se ora sembra ci siamo fermati su un certo spagnolo del Barcellona, ma è un’altra storia.



Tornando a Messi, la Pulce ha saputo cadere e rialzarsi, più e più volte, e la cosa forse più romantica e che quando ha vinto l’ha fatto da protagonista come nel Mondiale qatariota. E lo stesso ha fatto quando ha perso, come nell’ultima Coppa del Mondo.

Insomma, ha saputo dimostrare tutto ciò che gli era stato richiesta. Lo volevano più leader? Lo è stato. Lo volevano trascinatore? Lo è stato. Lo volevano campione del Mondo? Lo è stato. Magari non è stato un personaggio come Maradona, ma ha saputo dimostrare di essere se stesso, un genio tanto fragile quanto dominante. 

Lionel Messi (fonte sito ufficiale dell’AFA)

MESSI, LE ULTIME MAGIE IN ARGENTINA-BENIN

Parlare di Argentina-Benin è quasi riduttivo anche se vanno comunque fatti i complimenti alla selezione africana, abili a mettere in difficoltà il Dibu Martinez e le difesa Albiceleste nel primo tempo salvo poi arrendersi dinanzi a Messi.



Un assist da calcio d’angolo per Otamendi, un passaggio per dare il via alla magia di Nico Paz e infine il gol su rigore, una delle reti più attese probabilmente della storia che non poteva mancare e infatti non è mancata affatto.

Poi le lacrime, di tutti. Dai compagni di squadra al commissario tecnico Scaloni, dalla famiglia ai milioni e milioni di tifosi allo stadio e a casa. E poi sì, naturalmente anche le lacrime di Messi che ha faticato addirittura a cantare l’inno, talmente sopraffatto dall’emozione.

La cosa più brutta è che abbiamo davanti a noi un altro ritiro di Messi, quello dal calcio professionistico, quello che sancirà davvero la fine e che non ci permetterà di seguirlo nemmeno in MLS. Possiamo permetterci di dire però che questo ritiro del Monumental probabilmente verrà ricordato come il vero grande ultimo saluto. Gracias Leo.